Dopo la decisione della Corte Costituzionale, la palla passa ai politici. Che dovranno decidere, per non buttare al vento lo sforzo di milioni di cittadini
“1.210.466 firme buttate nel cestino”. Così titola il Fatto Quotidiano in riferimento alla bocciatura dei quesiti referendari da parte della Consulta. La frase, chiaramente ad effetto, fa pensare a quella denuncia che è diventata ormai una triste verità: la sfiducia nei nostri rappresentanti.
Alla sentenza d’inammissibilità pronunciata dalla Corte Costituzionale sono seguite reazioni dure, com’era lecito aspettarsi. Tra lo scontento dell’opinione pubblica, si è detto che quello di ieri è stato un giorno triste, o una festa, la “festa nazionale della porcata” (Beppe Giulietti). Si è parlato di sentenza politica per favorire Napolitano, Monti e la maggioranza che lo sostiene; così come si è parlato di ferita alla sovranità popolare, di “volgarità che rischia di far tornare al regime” e che manca solo l’olio di ricino per sotterrare definitivamente la nostra democrazia. Di Pietro è stato certo volgare (lui si) e violento, e anzi attaccando così le alte cariche dello Stato ha riproposto quel clima di conflitto istituzionale che speravamo esserci lasciati alle spalle. Ma è innegabile che lo scontento generale è forte e ampiamente comprensibile.
Siamo abbattuti, oggi, perché eravamo convinti che il referendum sarebbe stato un eccezionale stimolo perché il Parlamento modificasse la legge elettorale e ora temiamo invece che nulla alla fine cambierà.
La sfiducia verso i nostri rappresentanti è così alta che ormai si è convinti che solo se costretti, solo se la forma lo impone i nostri politici cambieranno questa politica; non quando è necessario (cosa che dovrebbe essere la normalità), ma quando non c’è più alternativa: questo è ormai quello che si pensa di loro. Per questo oggi siamo tristi, arrabbiati e preoccupati. Ma è pericoloso, in democrazia, confondere gli umori con le regole.
Ascoltare l’opinione pubblica per progettare politiche il più vicino possibili alle esigenze e alle aspettative della popolazione è alla base di qualsiasi sistema democratico. Per questo è stato importante il lavoro dei referendari l’estate scorsa, anche se, ad onor del vero, va fatta una precisazione: la consultazione popolare fu in quel caso tristemente ridotta a semplice mezzo, un espediente come un altro per superare l’empasse creatosi in Parlamento (sede appropriata per questo genere di tematiche). Il referendum è una conquista democratica, ma a volte è il miglior paravento dietro cui la politica nasconde la sua incapacità a legiferare.
Comunque sia, Di Pietro e compagni fecero un gran lavoro: essi cercarono di dare voce e rilevanza politica ad un sentire comune. Le firme sono state tante, se si pensa inoltre ai tempi ristretti in cui sono state raccolte. Ma era ovvio che quel milione e 200 mila di nomi non poteva diventare il criterio di giudizio da seguire per un'Istituzione, la Corte Costituzionale, che decide sulla base di altri principi.
Tuttavia, l’equivoco è nato lo stesso: esso si è manifestato nel pretendere che la voce del popolo, in virtù di quella sua forza ed insistenza, prevalesse sulle regole e i principi della giurisprudenza.
Per questo, logicamente, la decisione della Consulta è stata vista come una sorta di sopruso, di furto al cittadino del suo diritto di partecipazione alla vita politica.
Ma la Corte Costituzionale, per molti delusi rea di aver ceduto alle pressioni dei partiti, non ha rubato niente a nessuno: ha semplicemente deciso sulla base di ragioni, discutibili o meno, ma che sono di carattere essenzialmente giuridico. È questo che fa di noi uno Stato di diritto, tale perché si muove seguendo la legge, e non le piazze; perché decide sulla base delle regole, e non degli umori.
Se c’è qualcuno invece che potrà derubare il cittadino, questa sarà la nostra classe politica; perché sono i nostri politici, ancor prima di tutti, coloro che devono farsi carico e rispondere al sentimento popolare. Il Parlamento è il luogo dove tale sentimento, attraverso l’attività dei rappresentanti, si trasforma in proposta e quindi in legge. È da qui, pertanto, che dovrà ripartire la discussione sulla riforma della legge elettorale.
È qui che si trovano, adesso, quel milione di firme.
La Consulta ha liberato i partiti da una notevole pressione, ma non per questo essi possono pensare di derubricare la questione a fatto di ordinaria amministrazione. La riforma del sistema elettorale rappresenta oggi un’esigenza di importanza straordinaria, spinta da quell’interminabile lista di nomi che pesano come un macigno, che non sono un semplice stimolo, ma un imperativo categorico, forse l’ultima spiaggia per una classe politica allo sbando e senza più credibilità.
Fa paura dirlo, ma è così: se quel cestino si riempirà o rimarrà vuoto, dipende solo da loro.
Tommaso Tavormina






Commenti
Mi è piaciuta questa frase: "Se c’è qualcuno invece che potrà derubare il cittadino, questa sarà la nostra classe politica; perché sono i nostri politici, ancor prima di tutti, coloro che devono farsi carico e rispondere al sentimento popolare".
COMPLIMENTI, un'altra volta ce l'hai fatta alla grande!!
In effetti i nostri politici devono darsi una svegliata.....
A tra poco...
Amunt!
comunque, questo è lo stato attuale delle cose e lamentarsi o protestare sguaiatamente non è solo inutile, ma anche dannoso: dobbiamo infatti ricordarci che sono lo stesso genere di grida che levava Berlusconi contro i giudici che "sovvertivano il voto popolare".
per quanto ora ci dispiaccia, dobbiamo esser coerenti e ribadire che le regole vengono prima di ogni firma, di ogni voto.
e in effetti le regole già dicevano quanto azzardata fosse la proposta referendaria....
ma qui siamo ora, meglio per Di Pietro e per noi tutti che ora si concentri a cambiarla in parlamento la legge
Io sono preoccupato e deluso come molti che il referendum non sia passato, ma credo si opportuno distinguere bene l'aspetto politico da quello strettamente giuridico e costituzionale.
in effetti, la politica deve accettare di muoversi sempre entro l'ambito costituzionale. altrimenti si tratta di qualcos'altro.
questa è la grande questione del costituzionalis mo moderno, che è atto fra i più politici ma deve al contempo fissare limiti a-politici (o pre-politici) a tutta la politica successiva.
Carl Schmitt docet.
è sicuramente un'aporia.
è sicuramente una situazione che ci pone in tensioni che preferiremo evitare, ma non vedo alternative per le società liberali (oppure si deve ricorrere al fondamentalismo dei valori e stracciare lo stato di diritto)
Chiaramente non c'entra nulla col tema in questione, ma mi ha colpito per la sua idea di democrazia....(sottolineo che io Schmitt non lo conosco benissimo).
Per il resto, sottoscrivo....
Devo ancora leggere l'articolo, ma per ribattervi credo sia opportuno suggerire "il 'crucifige!' e la democrazia" di Zagrebelsky, libro nel quale si smonta proprio il populismo (nello specifico, dei sondaggi)
Comunque, per rispondere a quanto intuisco sia il tema dell'articolo su Schmitt, ti consiglio la lettura di "il 'crucifige!' e la democrazia" di Gustavo Zagrebelsky: libricino interessante e gradevole che da una lettura politica delle scelte di Pilato e del Sinedrio nella crucifissione di Cristo per spiegare il populismo e l'opportunismo politico (specie dei sondaggi)
Grazie per il consiglio del libro, lo metto nella lista delle cose da leggere....che si fa sempre più lunga....
e il tempo a disposizione è sempre meno....
Diciamolo chiaramente: nessuno (escluso Parisi) ha mai creduto alla bontà di un ritorno del Mattarellum. Il referendum sarebbe stato solo un espediente, niente più.
sottoscrivo tutto.
Io sono uno di quelli che crede che le sentenze della Consulta siano quasi sempre guidate da motivazioni 'politiche' e quasi mai da quelle 'giuridiche'.
Se così fosse, delle due, l'una: o la decisione di stracciare la volontà di un milione e duecentomila cittadina servirà per dare respiro a Monti, o servirà per asfissiare, in via definitiva, la politica italiana, che resterà 'cosa loro'.
Da qualunque parte guardi la questione, non ne riesco a trarre segnali incoraggianti.
Speriamo che mi sbagli. E speriamo che il governo Monti non caschi comunque prima dell'Estate, sennò questo ennesimo sacrificio a che sarà servito?
Ovviamente, anche tu rifletti sull'argomento e sulla delusione del momento. Avrei qualche dubbio sulla Consulta ma attendo fiducioso di conoscere il testo della sentenza, prima di esprimermi sulla stessa. La mia "prevenzione" nei confronti della stessa, è dovuta al fatto che non posso non ricordare alcune questioni riguardanti singoli componenti della stessa e loro discussi comportamenti nel recente passato. Certe "cene segrete" fanno esperienza.
C'è, poi, un'altra questione: se le valutazioni sono state di carattere giuridico, bisognerà capire com'è stata motivata la non ammissibilità dei referendum perché, anche di questo si dovrebbe tener conto, ben 115 costituzionalis ti, tra cui autorevoli ex presidenti della Corte come Onida e Zagrebelsky, avevano espresso un parere molto diverso dalla "non ammissibilità". Resta, al momento, una cocente delusione perché, com'era prevedibile, la bocciatura ha tolto speranza a coloro che avrebbero voluto riformato il sistema elettorale.
Sistema che non sarà la politica attuale a modificare: Lega e Pdl l'hanno già dichiarato. Sul Pd, personalmente non faccio affidamento. Rimane Idv e Sel. Non andiamo lontani. Un'ultima questione: si enfatizza il milione e 200mila firme. Non sono poche ma in questo strano Paese di 60milioni di persone apparentemente addormentate, di 30 e passa milioni di persone "votanti"... sono il nulla! Quel "nulla" di preoccupante, su cui fanno conto partiti come Lega e Pdl.
Allora....
Anzitutto, riconosco che la mia presa di posizione è affrettata: come dici giustamente, è corretto aspettare di conoscere le motivazioni della sentenza per darne un giudizio. Anche io mi sono comportato come Di Pietro: ho dato un giudizio di merito senza conoscere il merito della questione. Ho supposto che i motivi fossero quelli che in estate si diceva, ma non è proprio corretto.
Detto questo, il fatto che diversi costituzionalis ti fossero a favore dell'ammissibilità dimostra che c'era un dibattito all'interno della stessa e sulla questione. Dibattito che non ho mai disconosciuto e che anzi ho seguito con interesse. Ma è indubbio che sin dall'inizio i quesiti, così come vennero proposti, erano quantomeno azzardati sotto l'espetto giuridico. Non era cioè la questione dell'ammissibilità così pacifica che, decisa invece l'inammissibilità , sarebbe stato allora sacrosanto urlare al sopruso...
Tra Lega e Pdl farei un distinguo. La Lega è vero, non vuole, ma nel Pdl il dibattito è aperto e anzi mi sembra di capire che l'intenzione sia quella della riforma. Che poi si passi alla pratica, è un'altro discorso, e in questo, come te, sono preoccupato e, in fondo, forse poco fiducioso.
Sul numero delle firme, in rapporto agli abitanti italiani sono certo poche, ma non dimentichiamo che si tratta pur sempre di una questione estremamente tecnica, che difficilemnet appassiona la gente. Son questioni, credo, che la gente avrebbe piacere a non doversene occupare. E poi sono anche difficili da capire.
Se a queste difficoltà aggiungiamo l'apatia italiana verso la politica, che negli ultimi anni si è fatta veramente ingente, beh, forse quel dato non è poi così male.
Un'ultima cosa: consentimi di non essere fiducioso nel Pdl. Sembra sempre più certo che Monti avrà vita breve, brevissima. Con le "liberalizzazion i", nello stesso Pdl sono in molti a pensare conclusa la "missione" dei tecnici. Come, d'altra parte, sono in molti a voler provocare la sua "caduta" sulle stesse liberalizzazion i, ostaggiate da tanti esponenti di quel partito. Non è idea peregrina, quindi, ipotizzare le prossime elezioni in primavera, con il vecchio sistema, il porcellum. E ricomincerà lo spettacolo osceno della politica italiana. Questa volta, però, rischiamo grosso. Noi soprattutto.
Tutte e due però sono pericolose, forse allo stesso modo, perchè portano con sè i germi di sistemi che nulla hanno a che vedere con la democrazia.
Dio ce ne scampi, Carlo. L'ultima cosa che vogliamo, TUTTI, è tornare a votare con questa legge elettorale e per i soliti partiti e i soliti schieramenti.
Tuttavia credo che Monti arriverà alla fine, perchè credo che la crisi non finirà con le liberalizzazion i...non dipende solo da noi, anzi, maggiormente dall'Europa...
grazie Monti...
Circa il destino delle tante firme, invece, se fossimo un paese democratico davvero e non per finta, la soluzione sarebbe semplice: i signori deputati e i signori senatori avrebbero già preso atto del fatto che il sistema di elezione - che poi è un sistema di nomina clientelare - non soddisfa chi li legittima, ed avrebbero già provveduto. Ma così non sarà, perchè questa legge fa comodo a tutti.
Ciao Tommaso, dopo lunga assenza dovuta a svariati motivi, sono tornato. A presto.
Putroppo Di Pietro "accalappio" i sindacati nella propria raccolta firme, affossando l'alternativa.
non so più cosa pensare.......